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Pollicino (Bocconi): il costituzionalismo digitale, un argine ai poteri nell’epoca dell’ IA

Il costituzionalista: piattaforme e algoritmi sono nuovo potere, servono limiti e garanzie costituzionali

I poteri privati sono sempre più forti e sempre più in competizione con quelli pubblici. Ecco perché occorre ripensare i tradizionali confini del diritto costituzionale. Parte da questa premessa Oreste Pollicino (professore di Diritto costituzionale e regolamentazione dell’Intelligenza artificiale nell’Università Bocconi di Milano e socio fondatore di IAIC), autore del libro “Costituzionalismo digitale”, edito da Il Mulino.

Il sottotitolo del volume ci proietta verso orizzonti che non possono non essere esplorati dai giuristi in questo momento storico: “Pensare la democrazia al tempo dell’IA”.«Il punto di partenza del costituzionalismo digitale – dice al Dubbio il professor Pollicino – è una constatazione semplice, ma spesso rimossa dal dibattito pubblico: il potere, oggi, non è più esercitato soltanto attraverso atti normativi o decisioni amministrative formalizzate, ma anche, e sempre più, attraverso architetture tecnologiche, infrastrutture digitali e sistemi algoritmici che orientano comportamenti, allocano risorse, condizionano l’accesso a diritti e opportunità. In questo senso, il costituzionalismo digitale non è una moda teorica, ma una risposta necessaria a una mutazione strutturale del potere».

Il costituzionalismo è un argine agli abusi dei poteri pubblici e privati, dato che, come rileva Oreste Pollicino. «La novità dell’epoca digitale – spiega il professore della Bocconi – è che questi limiti non possono più riguardare esclusivamente lo Stato. Accanto ai poteri pubblici tradizionali, operano oggi poteri privati digitali, piattaforme, fornitori di infrastrutture, sviluppatori di sistemi di intelligenza artificiale, che esercitano una capacità di influenza paragonabile, se non superiore, a quella di molte autorità pubbliche. Il costituzionalismo digitale serve esattamente a questo: ricondurre anche questi nuovi poteri entro un orizzonte di responsabilità costituzionale, imponendo vincoli sostanziali, diritti fondamentali, principio di proporzionalità, non discriminazione, e procedurali, come trasparenza, accountability, possibilità di contestazione. Non si tratta di “costituzionalizzare” la tecnologia in modo ingenuo, ma di riconoscere che l’architettura tecnica è già una forma di normatività, e che lasciarla priva di limiti equivale ad accettare una zona franca del potere. In questo quadro, l’Intelligenza artificiale rappresenta un moltiplicatore di rischio: automatizza decisioni, rende opache le catene di responsabilità, accentua asimmetrie informative. Proprio per questo, essa rende ancora più urgente un costituzionalismo capace di anticipare gli abusi, non soltanto di reagire a posteriori».

 

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