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L’Intelligenza Artificiale può valorizzare il patrimonio culturale della Regione

di Luca Molinari

 

Utilizzare l’Intelligenza Artificiale per valorizzare il patrimonio culturale della Regione Emilia-Romagna. La proposta è stata lanciata da Giusella Finocchiaro, Professoressa ordinaria di diritto privato, di diritto di Internet e di Intelligenza Artificiale dell’Università di Bologna e socia fondatrice di IAIC, intervenuta nel corso della commissione della commissione Statuto e Regolamento presieduta da Emma Petitti dove prosegue l’attività di audizione, iniziata nei giorni scorsi con il professor Gianluca Gardini, da parte dell’Assemblea legislativa sulla nuova frontiera dell’IA. “Siamo alla vigilia dell’entrata in vigore della nuova legge sull’Intelligenza Artificiale ed è importante che tutto avvenga in trasparenza e tutela della privacy: la nuova legge introduce nuovi reati come quello di fake e afferma il principio dell’interesse pubblico sulla gestione dei dati sanitari per la ricerca scientifica. L’IA per l’Emilia-Romagna può essere una grande occasione di valorizzazione del proprio patrimonio culturale”, spiega Finocchiaro che invita a utilizzare il “sapere” di viale Aldo Moro (Leggi, volumi, ricerche, ecc…) per “nutrire” l’IA. Oltre Finocchiaro, la commissione Statuto ha ascoltato anche Paola Manes, professoressa ordinaria di diritto privato dell’Università di Bologna, che avverte sulla necessità di controllare gli algoritmi che regolano l’IA per evitare che diano “esiti disumani e discriminatori”. Per Manes bisogna “serve una governance dell’Intelligenza Artificiale, dobbiamo creare una modalità di governo dell’IA che tenga presente i suoi effetti sulla comunità. Ricordiamo che per ora l’IA fa cose fatte molto bene, ma cose molto piccole e quindi, contrariamente a quello che ci hanno dato da credere, non c’è un rischio di sostituzione su ampia scala.

 

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