di Adele Sarno Giusella Finocchiaro, socia fondatrice di IAIC: Apple è la prima big…
“Fake news e AI, la lotta alla disinformazione tutela la dignità (oltre alla libertà). Siamo diversi dagli Usa”
Oreste Pollicino, professore di regolamentazione dell’intelligenza artificiale alla Bocconi e socio fondatore di IAIC: “Per la Corte Suprema americana non esistono notizie false in base al Primo Emendamento”
l caso delle fake news “acchiappa-clic” promosse nel Regno Unito da Google Discover, segnalato da Press Gazette, è solo l’ultimo campanello d’allarme in tema di disinformazione. I fattori in gioco sono molteplici: la modalità con cui le persone si informano, l’obbligata corsa delle testate giornalistiche a essere algoritmicamente ben indicizzate, la relativa facilità con cui l’intelligenza artificiale può essere sfruttata per generare bufale. Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza con l’aiuto di Oreste Pollicino, professore di regolamentazione dell’AI alla Bocconi e Founder AIdvisory.
Che genere di problema ci troviamo di fronte, professore?
“Nell’ultimo periodo, le grandi piattaforme tecnologiche hanno dichiaratamente espresso in varie sedi che è loro intenzione ‘ritornare alle origini della libertà di espressione’: parole pronunciate testualmente da Zuckerberg (che a gennaio 2025 in un video ha annunciato modifiche sostanziali al sistema di fact-checking di Meta). Un altro esempio è YouTube, che ha permesso nuovamente la pubblicazione di alcuni contenuti fuorvianti, bannati in precedenza (ne ha parlato la Cnn in un articolo del 9 ottobre 2025). Il punto è che fanno riferimento al modello statunitense – dove sono nati la maggior parte di questi colossi, che forniscono servizi anche in Europa – che ha le sue radici nel Primo Emendamento, ovvero una formulazione di libertà senza alcun tipo di limite espresso”.
Oreste Pollicino, professore di regolamentazione dell’AI alla Bocconi e Founder AIdvisory.
Quali sono gli effetti in termini di contenuti disinformativi?
“Il trend è quello di diminuire la pratica di content moderation (controllare e gestire i contenuti pubblicati online dagli utenti), direi a questo punto proprio per volontà. Se si considera una libertà di espressione illimitata, per forza di cose non c’è neanche più bisogno di moderare. Ovviamente questo ha però un impatto, diretto o indiretto, anche sui cittadini e sugli utenti europei, dove la situazione è differente”.
